CONTESTO IN CUI SI COLLOCA L’INTERVENTO TRATTAMENTALE E SCOPO
Dal 14 settembre 2022, a seguito della conferenza permanente per i rapporti tra Stato e Regioni sono state definite le linee guida e i requisiti minimi dei Cuav con l’obiettivo di garantire criteri di intervento e omogenei a livello nazionale. Dal testo approvato:
Art. 1 Definizione
- I Centri per Uomini autori o potenziali autori di violenza di genere, d’ora in poi definiti C.U.A.V., sono strutture il cui personale attua i programmi rivolti agli autori di atti di violenza domestica e sessuale e di genere, per incoraggiarli a adottare comportamenti non violenti nelle relazioni interpersonali, al fine di modificare i modelli comportamentali violenti e a prevenire la recidiva. Tali programmi possono essere realizzati sia all’interno sia all’esterno delle mura penitenziarie.
- I C.U.A.V. appartengono al sistema dei servizi antiviolenza pubblici e privati e lavorano tra loro in stretta sinergia.
- Si tratta di programmi che, in coerenza con la Convenzione di Istanbul, in particolare l’art. 16, hanno l’obiettivo di prevenire e interrompere i comportamenti violenti, riservando attenzione prioritaria alla sicurezza e al rispetto dei diritti umani della donna e dei/delle figli/e figli minori, di limitare la recidiva, di favorire l’adozione di comportamenti alternativi da parte degli autori, di far loro riconoscere la responsabilità mediante l’acquisizione di consapevolezza della violenza agita e delle sue conseguenze, nonché di promuovere relazioni affettive improntate alla non violenza, alla parità e al reciproco rispetto.
- I C.U.A.V. hanno come scopo prioritario una netta assunzione di responsabilità della violenza da parte degli autori e il riconoscimento del suo disvalore in quanto modalità relazionale e di risoluzione del conflitto, così come l’attuazione di un processo di cambiamento per il superamento degli stereotipi di genere e di ogni forma di discriminazione, disuguaglianza e prevaricazione.
- In conformità con quanto esplicitato nel Preambolo della Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, i programmi per gli autori di violenza si basano sulla convinzione che sia possibile intraprendere un cambiamento, poiché la violenza nella maggior parte dei casi è un comportamento appreso e una scelta, che si possono modificare attraverso l’accompagnamento e la responsabilizzazione.
- I programmi di intervento dedicati agli autori di violenza, tenendo presente le caratteristiche specifiche delle singole situazioni, si orientano secondo i seguenti obiettivi:
– assumere la responsabilità della violenza agita, attraverso la revisione critica degli atteggiamenti difensivi (negazione, minimizzazione, colpevolizzazione della vittima, uso degli stereotipi di genere);
– sviluppare la percezione e la consapevolezza degli effetti dannosi che la violenza agita ha sulla salute delle persone, sulla funzione genitoriale, sul programma di crescita e sviluppo psicofisico dei bambini e delle bambine;
– sviluppare la consapevolezza di sé, dell’altro e della relazione per migliorare la gestione degli impulsi, degli stati affettivi ed emotivi negativi e distruttivi, per ampliare il repertorio di capacità e strumenti relazionali costruttivi e cooperativi”;
– promuovere una riflessione critica sulla identità maschile e sull’idea di virilità e le sue interconnessioni con la violenza di genere, anche destrutturando gli stereotipi e gli atteggiamenti ostili verso le donne.
Approcci e atteggiamenti nel lavoro diretto con uomini autori di violenza (da Linee guida RELIVE)
I programmi rivolti agli autori di atti di violenza domestica e sessuale e di genere, in coerenza con la Convenzione di Istanbul, in particolare con l’art. 16, hanno l’obiettivo di prevenire e interrompere i comportamenti violenti, riservando attenzione prioritaria alla sicurezza e al rispetto dei diritti umani della donna e dei/delle figli/e figli minori, di limitare la recidiva, di favorire l’adozione di comportamenti alternativi da parte degli autori, di fare loro riconoscere la responsabilità mediante l’acquisizione di consapevolezza della violenza agita e delle sue conseguenze, nonché di promuovere relazioni affettive improntate alla non violenza, alla parità e al reciproco rispetto
I programmi per uomini autori di violenza considerano gli uomini con cui lavorano come responsabili della violenza di cui fanno uso ed enfatizzano la necessità di assumersi la responsabilità per il loro comportamento violento e le sue conseguenze.
All’interno dei programmi il maltrattamento domestico non è visto come una forma di patologia, ma piuttosto come la declinazione di un complesso intreccio di aspetti sociali, culturali, psicologici e relazionali. E’ essenziale che gli operatori trattino gli uomini autori di violenza con rispetto e senza metterne in discussione il valore in quanto persone.
Attenzione rivolta alle dimensioni principali dell’uso della violenza
Per affrontare correttamente la complessità dell’uso della violenza da parte degli uomini contro le loro compagne, gli interventi pongono l’attenzione sulle dimensioni più significative dei diversi fattori implicati in questo fenomeno, organizzati in un modello ecologico di questo tipo:
Fattori socio-culturali: il contesto sociale di genere, i rapporti di potere ineguali tra uomini e donne nelle nostre società, la socializzazione di genere e gli stereotipi maschili e femminili, la frequenza della violenza come modalità di risoluzione dei conflitti nel contesto culturale di riferimento, le definizioni di violenza all’interno delle diverse culture, le sanzioni previste dalla legge e dalla società per l’uso di violenza domestica, ecc.
Nota: Sensibilità Culturale nel Trattamento. Gli uomini provenienti da culture diverse possono avere visioni molto differenti su concetti come la mascolinità, la violenza, l’autorità e i ruoli di genere. In molti casi, queste visioni sono influenzate da norme patriarcali o da contesti in cui il potere maschile e la subordinazione femminile sono accettati come parte integrante delle strutture sociali e familiari. Quando un uomo che ha commesso un reato, come la violenza domestica, viene inserito in un programma di trattamento, è essenziale comprendere il contesto culturale che ha modellato le sue credenze e i suoi comportamenti. Senza questa comprensione interculturale, c’è il rischio che il trattamento venga percepito come una imposizione di valori estranei, generando resistenza e ostilità. Un approccio culturalmente sensibile, invece, aiuta a identificare i fattori culturali che possono contribuire a comportamenti violenti e a trovare modi per lavorare con, piuttosto che contro, le credenze e i valori culturali dell’individuo.
Fattori relazionali: i rapporti di potere basati su aspettative e stereotipi di genere all’interno della coppia, le modalità di risoluzione dei conflitti e di comunicazione, ecc.
Fattori individuali che possono essere suddivisi nelle categorie seguenti:
- Fattori cognitivi: le convinzioni e le prese di posizione rispetto alle relazioni e ai ruoli di genere, alle aspettative relazionali come l’amore romantico e il sogno di una perfetta fusione simbiotica, rivendicazione di un “diritto” all’assistenza e cura da parte della compagna e alla propria idea di identità maschile e virilità. 2. Fattori emotivi: la gestione ovvero l’identificazione, la visione e l’espressione, in una prospettiva di genere, dei sentimenti di rabbia, frustrazione, fallimento, vergogna, gelosia, paura, ecc., e le basi relazionali dell’esperienza su cui si fondano questi sentimenti (stili di attaccamento, senso di identità, aspettative, ecc.),
- Fattori comportamentali: comportamenti violenti e autoritari legati al senso di “aver diritto perché appartenenti ad un genere” versus la capacità e abilità ad instaurare relazioni basate su rispetto e uguaglianza, la capacità di comunicazione e di risoluzione dei conflitti, la gestione dello stress e della rabbia, il riconoscimento delle emozioni e la loro gestione, ecc.
Contenuti dell’intervento
Spesso molti soggetti maltrattanti si comportano correttamente ed in maniera educata in società. Mentre non si comportano allo stesso modo nella loro relazione intima. Altri invece mostrano comportamenti violenti sia in società che nella loro relazione. Loro sono generalmente poco consapevoli di competenze sociali e civili adeguate e rispettose. Usiamo i termini di competenze sociali e civili per sottolineare che esse dovrebbero essere utilizzate nelle relazioni private e intime. L’ insieme degli approcci educativo-terapeutici, dei concetti e dei metodi sono necessari al fine di realizzare il cambiamento del soggetto, sviluppando quelle abilità sociali che consentano al soggetto di comportarsi in modo diverso ed essere in grado di mantenere un comportamento non aggressivo.
Uno dei primi obiettivi del lavoro è quello di aiutare gli autori di violenza a riconoscere di aver scelto di usare la violenza. Ogni forma di negazione, giustificazione, scuse o biasimo per altri o per le circostanze è messa in discussione e decostruita.
Portare un’attenzione analitica sui comportamenti violenti, ricostruendo le azioni concrete, i pensieri e i sentimenti, mettendo in condizione gli autori di riconoscere il loro ruolo attivo nell’uso della violenza. Esplorare l’impatto ai vari livelli e le conseguenze della violenza su compagne e minori, incoraggiare l’empatia, l’assunzione di responsabilità e la motivazione a cambiare dei soggetti.
Come ascoltare
In un colloquio con uomini autori di violenza è necessario sviluppare abilità di ascolto empatico che non sia giudicante nei confronti della persona ma solo disapprovante nei confronti del comportamento agito. È necessario che l’ascolto empatico sia vissuto dalla persona come comprensione e sostegno, non come consenso e collusione. L’ascolto attivo risulta essere un’altra importante abilità, in cui si privilegiano domande aperte, domande di chiarimento e la restituzione all’uomo di quanto ha affermato soffermandosi sul comportamento violento e sulle conseguenze che da tale azione sono scaturite. Sviluppare e implementare tali abilità rende l’operatore in grado di affrontare le resistenze che in un colloquio con un uomo autore di violenza emergono frequentemente.
Il cambiamento comportamentale diventa indicatore di una partecipazione positiva al percorso, come il cambiamento attudinale, il cambiamento negli atteggiamenti, i cambiamenti psicologici….
L’intervista motivazionale
L’intervista motivazionale è un metodo di conduzione del colloquio che aiuta le persone a risolvere sentimenti ambivalenti e di insicurezza e a trovare una motivazione interna al cambiamento:
- La motivazione al cambiamento è prodotta dall’uomo e non è imposta dall’esterno
- È compito dell’uomo e non dell’intervistatore, dar voce e risolvere le proprie ambivalenze
- La persuasione diretta non è un buon metodo per risolvere l’ambivalenza
- Lo stile dell’interazione è sempre rispettoso e orientato alla riflessione
- L’intervistatore ha una funzione di aiuto nel chiarire e risolvere le ambivalenze dell’uomo
- La disponibilità al cambiamento non rappresenta un tratto di personalità del cliente, ma un prodotto che fluttua nell’ambito dell’interazione con l’intervistatore
- Il rapporto terapeutico assomiglia più a una relazione tra due alleati che a una relazione tra un paziente e un esperto L’intervista motivazionale richiede uno spostamento da una posizione in cui si danno suggerimenti e “indicazioni” all’uomo a una in cui si chiede all’uomo di riflettere sul proprio comportamento e sulle conseguenze di esso alla luce dei valori posseduti e dei suoi personali obiettivi. Si basa sui seguenti principi:
Attraverso l’uso dell’intervista motivazionale, gli operatori possono mettere in atto strategie motivazionali in accordo con gli stadi del cambiamento delineati dal modello di Prochaska e DiClemente (1986).
La fase dei colloqui Individuali
Lo scopo è valutare per intervenire sugli aspetti relativi a:
- Motivazione alla partecipazione e al cambiamento
- Storia personale della persona
- Tipologia e sequenza temporale della violenza agita
- Consapevolezza di aver agito violenza
- Assunzione di responsabilità
- Conseguenze della violenza
Assunzione di Responsabilità e accountability
L’assunzione di responsabilità, così come la motivazione, è un tema centrale nel lavoro con gli uomini che agiscono violenza. Per comprenderla a fondo dobbiamo attingere al significato compreso dalla parola inglese “accountability, ovvero dell’idea di dover dar conto all’altro delle nostre azioni/comportamenti.
Quando invece parliamo di respons-abilità ci riferiamo all’abilità di dare risposte, ovvero la persona accetta e riconosce le conseguenze derivanti dall’agito o dalle sue scelte.
Se consideriamo il concetto solo di responsabilità ci riferiamo ad assumere le conseguenze relative al proprio comportamento su noi stessi, invece quando ci riferiamo alla responsabilità intesa dal concetto di “accountability” ciò implica che sono responsabile anche per altre persone coinvolte e quindi devo dar conto agli altri, non solo fare ammenda degli sbagli come comunemente si pensa. Questa sfumatura del “rendere conto” nel lavoro con gli uomini che agiscono violenza risulta fondamentale in un processo di cambiamento e di assunzione di responsabilità degli agiti e delle conseguenze di questi sulle vittime.
Un’altra differenziazione che risulta utile fare quando parliamo di responsabilità riguarda la colpa. Spesso, in alcune lingue i due termini vengono utilizzati erroneamente come sinonimi. I programmi per gli uomini considerano necessario il trasferire ai partecipanti i significati che implicano i due termini, soprattutto in un’ottica di cambiamento e scoraggiano l’utilizzo della parola “colpa”. Sentirsi colpevoli per qualcosa, a differenza di responsabile, porta la persona a focalizzarsi sull’errore commesso senza una visione all’orizzonte di cambiamento, bensì l’espiazione della colpa. La “colpa” si lega in particolar modo a sentimenti di vergogna e di impotenza, quasi ad un atteggiamento passivo nei confronti dell’accaduto. L’assunzione di responsabilità riguarda il concatenarsi degli eventi, le cui cause e i cui effetti sono frutto delle nostre decisioni e delle nostre scelte. Responsabilità non significa “solo” essere colpevole o avere una condanna, ma essere capaci di rispondere in maniera abile e appropriata agli eventi. L’assumersi la responsabilità implica l’abilità nel riconoscere che ciascun individuo è artefice della propria vita ed è importante ricondurre l’attenzione su sé stessi, mettendosi in discussione, analizzando tutti gli aspetti che entrano in gioco e cercando di capire su quali aree far leva per avviare un cambiamento in grado di determinare risultati positivi per sé senza però arrecare danno agli altri. Essere responsabili significa interrogarsi sempre e capire quali possono essere le possibili azioni da mettere in gioco per affrontare una determinata situazione. Significa fare delle scelte consapevoli e non lasciarsi trascinare dagli eventi e farsi influenzare emotivamente, creandosi alibi e/o scuse che costituiscano un freno all’agire.
Queste abilità ci consentono di cambiare il nostro comportamento, di agire per ottenere il meglio per noi, accettando l’errore. Nello specifico, questo significherebbe seguendo la definizione, che basta fare ammenda, ammettere gli errori, mostrare “pentimento” e ripromettere di non farlo più a fare si che l’uomo si assuma la sua responsabilità. Nel lavoro con gli uomini autori di violenza è richiesto uno sforzo in più nel processo di assunzione di responsabilità. Per questo ci viene in aiuto il termine citato poco sopra, quello di accountability. Nel significato inglese, il termine accountability inserisce un punto in più che non ha a che fare tanto con il dover agire, quanto con il dover dar conto dell’azione fatta o fatta fare.
Dare conto significa:
- considerare il punto di vista dell’altro/a;
- tenere conto del consenso dell’altro soprattutto nelle relazioni affettive;
- tener conto di ciò ci cui l’altro ha bisogno dopo aver subito un’azione che ha determinato conseguenze negative;
- tollerare la frustrazione che l’altro non è disponile ad accettare le scuse;
- empatizzare con la paura dell’altro che può impedire qualsiasi decisione
Strumenti operativi per interventi con gli autori
Nel lavoro con gli uomini autori di violenza risulta utile l’utilizzo di strumenti operativi mirati ad attivare e potenziare le loro competenze personali, sociali, emotive e relazionali (Grifoni, 2012) al fine di interrompere i comportamenti maltrattanti e promuovere modalità relazionali non violente e paritarie. Alcune attività e interventi sono realizzabili durante gli incontri individuali, nelle sessioni di gruppo mentre altre vengono date da svolgere a casa come “compiti” allo scopo di consolidare i contenuti emersi durante le sessioni di gruppo o individuali.
Ogni intervento è mirato al raggiungimento di obiettivi che possono riguardare, ma non si limitano solo a questi:
- incrementare l’autoconsapevolezza;
- sostenere l’impegno verso l’acquisizione di comportamenti non violenti;
- sostenere l’apprendimento di nuove modalità di gestione delle emozioni;
- accompagnare nell’espressione di nuovi modi di essere e di relazionarsi;
Uno dei primi interventi propedeutici riguarda l’implementazione della autoconsapevolezza. In tal senso risultano utile, fra le altre cose, le domande aperte che stimolino il racconto e nel contempo la possibilità di riflessione. Per esempio:
- Invitare l’uomo a descrivere la storia della violenza provando a declinare i tentativi di evitamento da parte dell’uomo di parlare della violenza, di minimizzarla o di spostare il focus su altri problemi.
- Chiedere di descrivere quando si è inserita la violenza nella storia del rapporto, come questa ha modificato l’atteggiamento della compagna e la qualità delle relazioni familiari.
